LO SLOW PLAY: COSA E QUANDO

Quando si sente parlare di bluff i primi elementi che vengono in mente sono l’aggressività e l’assoluta inconsistenza del punto. In realtà esiste un altro tipo di “raggiro”, tanto ingannevole quanto contrario come concetto. Esso infatti ha come requisiti la forza e la passività: è lo slow play.

Che cosa si intende con questo termine?
E’ una giocata con la quale si “nasconde” agli avversari un punto forte per “trattenerli” nella mano e ottenere un risultato ancor più profittevole.

Quando è applicabile lo slow play?
Le occasioni per poter giocare con profitto in slow play sono rare. Il giocatore che adotta questo stile deve avere un punto tanto forte da essere praticamente “nuts”.

Quali sono le condizioni ottimali per applicare lo slow play?
I requisiti più importanti da valutare sono:


  • Giocare la mano in heads up
  • Conoscere molto bene l’avversario
  • Possedere un punto forte, quasi imbattibile (a tal proposito, si osservi la texture del board e le sue evoluzioni)
  • Avere il vantaggio della posizione
Come si potrà notare sono tante le valutazioni prima di agire nella mano passivamente con un punto fortissimo. Per questo motivo lo slow play non è sempre consigliabile per il massimo profitto.

Un esempio pratico:
Game type : cash game NL 200 6-max
Hero 100x CO 9 9
Villain (tight aggressive) 100x BB
**Preflop**
Hero raise €6
Villain three-bet €20
Hero call
**Postflop**
Flop : pot €40,5 - 9 2 7 - Villain bet €22 – Hero call
Turn K - Villain bet €40 – Hero call
River 9 - Villain bet all in (€118) – Hero call
Villain mostra A K
Hero vince €400,50
I due contendenti si conoscono molto bene. Villain è un giocatore TAG molto aggressivo nei 3betted pot. Difatti, ha frequenze di cbet elevate in tutte le streets ed è capace di compiere three-barrel anche in bluff.
Hero decide di fare solo call ed ecco perché:
  • La texture del board è dry, ossia non presenta draws plausibili. In questo frangente Villain non potrebbe creare un range di combinazioni che Hero giocherebbe in check/raise. Inoltre, non ci sono molti “outs” che possono far perdere valore alla sua mano o che rappresentano “scary cards” per Villain. Al contrario possono cadere al turn delle carte in grado di migliorare la mano dell’avversario, ma comunque sempre in svantaggio rispetto al suo set di nove.
  • Ha il vantaggio della posizione e può controllare bene la mano prima che possa diventare pericolosa per il proprio punto. Qualora infatti al turn dovessero uscire carte che possono aumentare le probabilità di Villain di chiudere un eventuale draw, potrà rilanciare oppure, in caso di check, puntare per ingrandire il piatto.
  • Il turn è perfetto, infatti aumenta le probabilità che l’avversario abbia un punto forte. E' inoltre una carta che Villain può “cbettare” anche in bluff, perché rappresentabile nel proprio range, non chiude draws e non può aumentare “outs” di altre combinazioni d partenza di Villain.
  • Sa di essere percepito come un avversario aggressivo che rilancerebbe il set. Infatti, quando il river si doppia con il 9 Villain va allin convinto di essere avanti nella mano e di farsi pagare dalle combinazioni di “floating” presenti nel range di Hero (KTs-KJs-KQs).
Il giocatore che adotta correttamente certe tecniche di gioco ha ottime probabilità di ricavare ulteriore denaro da situazioni dove è difficile estrarre valore. Al contempo però lo slow play può rappresentare un’arma a doppio taglio in grado di generare perdite considerevoli se utilizzata in modo scriteriato o su board particolarmente connessi per il range avversario.
 
Nel poker è determinante capire quando fare azione o quando subire l’iniziativa dei rivali. Per arrivare a conoscere le dinamiche e i “momenti giusti” nelle partite si deve aver maturato esperienza, ma soprattutto bisogna essere capaci di cogliere l’occasione nell’istante in cui si presenta.
“La fortuna è un attimo, la vita è tutto il resto.”
A. Busi

Seguici