CASH GAME: A CHE LIVELLO GIOCARE?

Spesso i giocatori più inesperti pensano che l’unico fattore da tenere in considerazione per scegliere lo stake al quale giocare sia il proprio bankroll. Le considerazioni da fare sono tuttavia molte di più. Ecco una breve lista.

Il motivo per cui si gioca
Prima di passare ad ogni considerazione è importante porsi una domanda: “cosa è per me il poker?
E’ un divertimento? Un modo per avere una piccola entrata extra? Un lavoro vero e proprio? Ad ogni risposta corrisponde una diversa disponibilità al rischio. Se il poker è soltanto un passatempo non ci sono veri e propri vincoli, ognuno dovrebbe giocare nel livello al quale si sente più a proprio agio considerando le cifre in gioco. Per tutti gli altri casi seguono gli altri fattori da considerare.

Il bankroll
Come preannunciato questo è uno dei motivi principali per scegliere il proprio livello. Il bankroll è il capitale che un giocatore decide di dedicare al poker. A seconda della sua dimensione si possono sopportare diversi tipi di swing: maggiore è la dimensione del bankroll rispetto allo stake nel quale si gioca, minore è il rischio di subire uno swing abbastanza grande da perderlo tutto. Quindi, che bankroll serve? La risposta dipende da quella data alla precedente domanda.

Se il poker è solo una piccola entrata extra ci si può permettere qualche rischio in più, in quanto nel peggiore dei casi vi sarà sempre la possibilità di ricostruire il bankroll abbastanza in fretta grazie alla propria entrata primaria. In questo caso avere 30 o 50 buy-ins per il proprio stake potrebbe essere sufficiente.

Se invece il poker è la propria principale fonte di reddito, perderlo tutto sarebbe un problema più difficile da affrontare. Un approccio più cauto è quindi l’ideale e molti giocatori professionisti preferiscono avere un bankroll di almeno 100 buy-ins. Si noti comunque che queste sono indicazioni generiche. Per quanto riguarda il bankroll la propria avversione al rischio è la prima cosa da tenere in coniderazione e ognuno dovrebbe giocare un livello solo se ci si sente a proprio agio date le cifre in gioco.

Supponendo di battere il proprio stake e di avere un bankroll sufficiente per il successivo ci sono però altre due importanti considerazioni da fare:
1) Il potenziale winrate al livello successivo
In genere salendo di livello si finirà con l’incontrare giocatori più preparati. Questo influenzerà il proprio winrate e sempre in negativo. L’impatto sul winrate può essere così decisivo che anche raddoppiando le cifre in gioco potrebbe essere più profittevole stare al livello inferiore. Supponendo che un giocatore del NL50 riesca a tenere 6bb/100 a quel livello e soltando 2bb/100 al NL100, a parità di mani giocate il suo profitto sarebbe maggiore al NL50. Per lui sarebbe conveniente giocare il NL100 soltanto se riuscisse a colmare quel gap con la maggirore rakeback garantita da quel livello.
2) Il field
Si intende in questo caso non la bravura media del field ma il numero di giocatori che abitualmente gioca il livello. Ci sono abbastanza tavoli all’orario nel quale tipicamente si gioca? Se ad esempio si è abituati a giocare su 12 tavoli ma al livello successivo non ve ne sono mai più di 8 aperti, questo potrebbe avere un grosso impatto sul profitto finale. Una possibile soluzione sarebbe quella di mixare i livelli, ammesso che ci si senta a proprio agio nel farlo.

Non c’è vergogna nel level down
L’ultima cosa da ricordarsi è che non c’è nessuna vergogna nel fare level down se la situazione lo richiede. Passare ad un livello più basso non è una sconfitta, lo sarebbe fare level up ad un livello che non si è in grado di battere o che non riesce a garantire lo stesso profitto dell’attuale stake.

L’ideale è pensare agli stakes in maniera dinamica, cercando di giocare sempre nel livello che risulta più profittevole al momento, dopo aver considerato tutti i cambiamenti che un level up comporta. Infine non bisogna mai dimenticarsi che se si gioca per vincere, l’entità del profitto è molto più importante dello stake al quale si gioca.

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